“Enoch Arden è un idillio del popolo,
contrapposto agli Idilli del Re, ed è scritto con linguaggio
semplice e naturale, senza lo sforzo e la pompa convenienti solo alla
grandezza della corte, senza la scelta e rarità delle parole
adatte solo a riprodurre l’ambiente, in cui si muovevano i campioni
della Tavola Rotonda”.
Così scriveva Giovanni Lenta nelle parole introduttive all’edizione
italiana di Enoch Arden, poema di Alfred Lord Tennyson apparso alle stampe nel
1864. Il racconto alla base di questi versi è molto semplice. La vicenda è ambientata
in un villaggio di pescatori dove vivono e crescono assieme tre bambini: Philip,
Enoch ed Annie. Philip ed Enoch s’innamorano entrambi di Annie che però sceglie
il secondo, divenuto un marinaio, preferendolo alle ricchezze del primo. I due
si sposano e vivono felici per molti anni quando, subentrate delle difficoltà di
carattere economico, Enoch deve imbarcarsi per un lungo viaggio. Passano gli
anni ed Annie non ha alcuna notizia del marito. Philip decide così di
riavvicinare Annie e, alla fine, le chiede di sposarlo. Annie sa però che
Enoch è ancora in vita, lo sente in cuor suo. Ma una notte ha una visione
presaga: Enoch è ai piedi di una palma e la luce del sole lo abbaglia.
Un chiaro segno della sua morte. Annie decide così di sposare Philip.
Enoch, travolto da una tempesta in cui sono morti tutti i suoi compagni, vive
naufrago in un’isola e, dopo esser tratto in salvo da una nave, ritorna
a casa. Qui, però, scopre che la sua vecchia abitazione è stata
trasformata in una locanda, la cui padrona gli racconta che Annie ha sposato
un altro uomo. Corre così alla casa di Philip e vede la moglie
felice con la sua nuova famiglia. Decide allora di ritirarsi per non distruggere
la serenità di Annie, per poi morire in solitudine.
Snobbato dalla critica, questo poemetto attirò invece l’attenzione
di Richard Strauss, che nel 1897 lo musicò creando un melologo, e del
regista David W. Griffith, che nel 1911 e 1915 diresse un film, in due versioni,
ispirandosi a questa storia. “Una storia semplice ma tormentosa, con uno
schietto sapore di leggenda, storia di mare e d’amore, viaggio reale e
simbolico sull’onda della poesia e della musica”.
Il melologo è preceduto da una breve composizione del musicista argentino
Mauricio Kagel. MM 51, “Ein Stück für Klavier”, risale
al 1976 ed è una delle sue tante opere destinate all’accompagnamento
delle immagini in movimento.
Ispirandosi alla Begleitmusik zu einer Lichtspielszene di Arnold Schoenberg,
Kagel ha dato vita ad una pagina segnata dall’ansia e dal terrore, adatta
ad essere colonna sonora per le immagini di Nosferatu di Murnau.