@
Farandola Associazione Culturale
Musica Nuova

Les chansons de Bilitis

musiche di scena su dodici poemi di Pierre Louÿs, di Claude Debussy (1862-1918)

flauto: Andrea Danese, Ornella Gottardi
arpa: Elisabetta Ghebbioni, Sara Pavan
celesta: Anna Baratella

1 Chant pastoral
2 Les comparaisons
3 Les contes
4 Chanson
5 La partie d'osselets
6 Bilitis
7 Le tombeau sans nom
8 Les courtisanes égyptiennes
9 L'eau pure de bassin
10 La danseuse aux crotales
11 Le souvenir de Mnasidika
12 La pluie au matin

Debussy e l’immaginario in musica

Oscillante tra musica di scena e musica da camera, la partitura delle “Chansons de Bilitis” fa parte di una categoria musicale piuttosto singolare e raramente rappresentata.
Molti lavori purtroppo hanno dovuto misurare la loro popolarità con le forme dell'organizzazione musicale, con il conformismo degli esecutori e del pubblico.
La stessa sorte toccò alle “Chansons”, innanzitutto a causa dell'organico originalissimo che ne sottolinea la grazia sensuale ed arcaica, e poi per l'ambiguità del genere che porta la poesia ad essere raffigurata nella musica, ma senza sfociare in canto.
Dopo le “Trois Chansons de Bilitis” per voce e pianoforte, capolavoro del 1898, Debussy nel 1900 si accostò nuovamente alle false poesie greche dell'amico Pierre Louÿs (1870-1925) - spacciate per ritrovamento archeologico - scegliendone 12.
Furono affidate ad una voce recitante contrappuntata da pagine musicali di straordinaria eleganza, essenziali nella scrittura ma pregnanti di un'espressività intima, sottilmente insinuante, venata di erotismo in obbedienza al testo che fa parlare in prima persona Bilitis fanciulla e poi donna, delusa dall'amore degli uomini, votata al circolo di Saffo a Mitilene, quindi esule, prostituta e ragazza sacra.
Questo delicato, raffinatissimo e compiuto ciclo di musiche fu dato in prima esecuzione a Parigi nel febbraio del 1901 in una versione scenica recitata e mimata (“quadri viventi”). Nel concerto di stasera, contrariamente alla tradizione debussiana, la lettura è affidata ad un interprete maschile, nell’intento di evidenziare il rapporto molto speciale tra Claude Debussy e Pierre Louÿs, una sorta d’identificazione l’uno nell’altro dei singoli valori artistici, che li portò a rendersi partecipi non solo degli interessi nel campo dell’arte, ma anche della quotidianità degli eventi.