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Farandola Associazione Culturale
Musica Nuova

Il futuro mancato

divagazioni onirico-futuriste su testi di F.T. Marinetti (1876-1944) di Nicola Samale

clarinetto: Silvia Dell'Agnolo
tromba: Roberto Santagati
violoncello: Massimo Favento
contrabbasso: Mauro Zavagno
percussioni: Barbara Tomasin

Prima Parte
  • Manifesto del Futurismo
  • Trittico
    I - Invocazione al Mare onnipotente perchè mi liberi dall'ideale
    II - Le Cortigiane d'oro
    III - All'automobile da corsa
Intermezzo
  • "L'amante" - Farsa bitonale in un atto
Seconda Parte
  • "Uccidiamo il chiaro di luna!..." - Sinfonia onirica in quattro movimenti
    I - L'appello
    II - Scherzo - Pazzi e Leoni
    III - Adagio - Il chiaro di luna
    IV - Finale - Il Gorisankar
  • Epilogo

"Il Futuro Mancato, divagazioni onirico-futuriste su testi di Filippo Tommaso Marinetti per voce recitante, clarinetto, tromba, violoncello, contrabbasso e percussione prevede un organico d'esecuzione inconsueto nel repertorio musicale e teatrale ma perfettamente in grado di riflettere l'anticonformismo e l'originalità della concezione sociale, filosofica e poetica di Marinetti.
Il lavoro è strutturato in due parti principali con un intermezzo.
La prima parte riflette lo spirito più propriamente poetico e letterario o, se si vuole, estetizzante di Marinetti. Caratteristica che ho voluto sottolineare con linee sonore sorvegliate, talora rarefatte. Tre dimensioni: il mare, le stelle e la macchina da corsa - la telluricità sublimata della tecnica.
L' intermezzo , una farsa giocosa, è un pezzo di bravura per l'attore. Il suo schizofrenico monologo viene commentato in modo salace dagli strumenti, usati in maniera anticonvenzionale....e riuniti alla fine in una perorazione - parodia militarista.
La seconda parte , densa di idee, d'immagini, di intenzioni etiche e politiche, racconta in chiave onirica la conquista dell'inimmaginabile....così attuale nella sua inattendibilità.
La musica, a volte enigmatica, a volte espansiva si snoda senza reticenza a seguire le peripezie folli del testo, sottolineandone le intenzioni satiriche che si celano nella pieghe simboliste."

Culto della tecnica, del progresso... esaltazione della velocità, del dinamismo, della violenza. L'incredibile personalità di Filippo Tommaso Marinetti piomba sull'inquieto versante del secolo come una meteora, come un'abbagliante cometa: i riflessi della sua fantasmagorica scia arrivano molto lontano, a fecondare o inquinare idee e tendenze antitetiche. Nato ad Alessandria d'Egitto nel 1876 esordì a Parigi come elegante poeta di lingua francese; nel 1909 il suo "Manifesto del Futurismo" gli procurò polemiche e proteste dal paludato mondo accademico, ma anche fulminea notorietà internazionale.
Futurismo parola sospetta in mezzo a tutti gli "...ismi" di quel travagliato periodo storico. Futurismo! Simmetrie, simbolismi, geometrizzazioni, caustiche novità..., che oggi collochiamo tra i ricordi polverosi delle soffitte.
Eppure... fu vera gloria?
Come in un racconto di fantascienza, dove passato, presente e futuro si compenetrano secondo il dogma dello spazio-tempo, le folgoranti intuizioni di Marinetti, con le sue velleità iconoclastiche, gli eroismi onirici e la ossessionante mitizzazione del progresso meccanico, sembrano appartenere ad un futuro mai esistito, un futuro virtuale assai lontano dalla nostra realtà.
Il suo fu un atteggiamento anti accademico, freneticamente antitradizionalista, con risultanze paradossali. Dietro gli eccessi si intravede una scrittura preziosa, raffinata e spesso decadente, che si colloca a meraviglia nella temperie culturale d'epoca.
Variabili impazzite hanno di certo scombussolato le anticipazioni e speranze di questo Vate bizzarro.... l'impetuosa spinta demografica, le istanze sociali e soprattutto i due olocausti mondiali. Nessuna ideologia politica da allora si è fatta carico della sognata rigenerazione, non soltanto delle masse imbarbarite e mercificate, ma anche di quella borghesia sulla quale Marinetti puntava, pur sbeffeggiandola!