… straordinaria sensibilità... grande senso dello stile... virtuosismo costantemente messo al servizio dell'espressione... emozione continua e costante…
Il Gazzettino, Italia
... eleganza, perfetta abilità tecnica, ricerca di colori e sopratutto la capacità di comunicare caratterizzano le sue interpretazioni ed entusiasmano il pubblico ...
The Guardian, USA
…un tocco di rara bellezza... assoluta padronanza dello strumento... sensibilità artistica piena di poesia…
La Stampa, Italia
…un nahm die Zuhörer sogleich mit seinem feinen Anschlag un seiner beeindrucken den Virtuosität gefangen…
... ha subito conquistato il pubblico con il suo bel tocco e il suo impressionante virtuosismo...
Neue Tiroler Zeitung, Österreich
…un fraseggiare lucidamente poetico, intessuto di ricche sfumature, giocato su un suono caldo e duttile, ben sorretto da padronanza e pulizia tecnica…
Messaggero Veneto, Italia
… Pegoraro: un’emozione!
La Gazzetta di Parma, Italia
…Pegoraro è riuscito a coinvolgere il pubblico con delle interpretazioni davvero entusiasmanti per il grande virtuosismo e la profonda musicalità dimostrati… (Guitart n° 13)
… indimenticabili, l’esecuzione della Sonata BWV 1001 di Bach, la Fantaisie Hongroise di Mertz e la stupenda Invocacion y Danza di Rodrigo… (Guitart N° 28)
Guitart, Italia
… expresiva musicalidad, depurada técnica plenitud de sonido y certera matización…
… musicalità e pienezza espressiva, tecnica raffinata ricca di colori…
Mediterràneo, España
…Ci sono oggi dei giovani che segue con particolare interesse?
Certo. In Italia, ad esempio, Franco Platino, Adriano Del Sal e Paolo Pegoraro: sono tre giovani che hanno lavorato anche con me e che suonano benissimo…
Da un’intervista a David Russell apparsa sul numero 69 del trimestrale “Seicorde”
Ottobre/Dicembre 2001
Paolo Pegoraro è uno dei "pezzi da novanta" della generazione dei chitarristi italiani trentenni o poco più, avendo ottenuto eccellenti risultati in concorsi importanti e vantando un curriculum invidiabile anche sul fronte degli studi compiuti. Tra i personaggi con cui si è perfezionato dopo il diploma con lode al Conservatorio di Venezia, annoveriamo, infatti, Russell, Barrueco e Ghiglia. Il giovane veneto è anche un meritevole animatore della vita musicale nell'Italia di Nordest, essendo egli stesso docente di corsi di perfezionamento e direttore artistico del Festival chiatarristico di Pordenone. Già da un primo ascolto si capisce subito che tanta considerazione è ampiamente meritata: Pegoraro si rivela, infatti, musicista elegante e attento cesellatore di finezze interpretative.
Il giovane chitarrista si cimenta in primis con la propria trascrizione dei Valses Poeticos di Enrique Granados, magnifico lavoro appartenente al più squisito repertorio pianistico tardo romantico. La versione per chitarra sola di questo cospicuo lavoro non è cosa da affrontare a cuor leggero, anche se la scrittura pianistica di Granados è di limpidezza esemplare: ovviamente il trascrittore deve reinventare soluzioni idiomaticamente e musicalmente coerenti in diversi punti della partitura, ma ci sembra che Pegoraro abbia lavorato molto bene in questa fase (chi scrive resta comunque dell'opinione che il lavoro di Granados possa essere meglio restituito all'ascoltatore da due chitarre, piuttosto che da una sola…). Da un punto di vista interpretativo il lavoro di Granados ben si adatta al chitarrismo di Pegoraro, mai incline a cercare soluzioni focose o a tinte forti, ma più orientato verso una ricerca espressiva che passa per un suono bellissimo, pieno e levigato e per un'escursione dinamica che mai travalica le reali possibilità della propria (ottima) Mathias Damman. I momenti migliori del lavoro, sono quelli in cui l'interprete deve tradurre il delicato ed intimo pathos di certe pagine e davvero in questi frangenti, Pegoraro è da dieci e lode. Anche la ponderosa trascrizione bachiana della prima Sonata per violino solo è territorio ideale per la personalità interpretativa di Pegoraro: nell'Adagio e nella Siciliana, dove più si sente il gap tra l'unghia del chitarrista e i crini dell'arco violinistico, solo un gran senso del legato e un suono affascinante possono ovviare all'inconveniente e bisogna dire che Pegoraro, dotato dell'uno e dell'altro, supera di slancio tali insidie. Avremmo forse desiderato un Presto più brillante e focoso, ma anche quest'osservazione toglie ben poco al Bach del chitarrista veneto. La Fantaisie Hongroise di Mertz sta conquistandosi sempre più un posto di rilievo tra le nuove generazioni di concertisti, e a David Russell va il merito d'averla prepontemente imposta all'attenzione del mondo chitarristico in un suo storico vinile di parecchi anni fa.
Anche qui la chiave di lettura di Pegoraro passa più per un tenero intimismo espressivo che per una sanguigna lettura alla tzigana, scelta che si rivela francamente un po' troppo "morbida" nella seconda pagina (Allegro maestoso - con entusiasmo), ma che svela anche nuovi aspetti del lavoro di Mertz. Coerentemente con le proprie caratteristiche interpretative, Pegoraro opta per una copia di lavori di Barrios morbidi ed espressivi, la Barcarola Julia Florida e il Vals op. 8 n. 4, eseguiti con misura e gusto. Abbiamo poi atteso con curiosità i Quattro Pezzi di Frank Martin, che temevamo sarebbero stati filtrati attraverso un'interpretazione forse troppo intimistica: a sorpresa invece Pegoraro, fin dalle prime note, sembra trovare una sintonia perfetta con la musica del compositore svizzero e confezionata una bellissima lettura del capolavoro martiniano. Dalle note allegate al CD veniamo inoltre a scoprire che la presente incisione costituirebbe un particolare motivo d'interesse, in quanto non si basa sull'edizione a stampa di Karl Scheit, ma su una stesura tratta dalla versione pianistica del lavoro. In ogni caso le Quatre Pièces sono uno dei migliori momenti del CD, senza dubbio. Chiude il programma la bellissima Cancion del Emperador di Narvaez, capolavoro del repertorio vihuelistico spagnolo, eseguita con ieratica maestosità. È forse un tentativo inconscio di riportare l'ascoltatore sui binari di una chiave di lettura intimista cara all'interprete veneto e temporaneamente abbandonata in Frank Martin? Ai posteri l'ardua sentenza… Siamo di fronte ad un prodotto di notevole valore, molto ben registrato, molto ben progettato (le scelte di programma sono davvero eccellenti), molto ben interpretato (Pegoraro dimostra di saper trovare la giusta affinità tra il proprio modo di suonare e i brani eseguiti).
Francesco Biraghi
Il Fronimo, Luglio 2001
…sin dai primi nitidi tocchi dei Valses Poeticos di Granados ci si accorge di essere di fronte ad una versione di riferimento, poeticamente ben disegnata e strumentalmente condotta in maniera ineccepibile… le interpretazioni di Pegoraro puntano sempre su una lettura linda e profonda, incline non tanto alla ricerca del facile effetto, ma piuttosto tesa alla rivelazione di particolari a volte inediti…un ottimo lavoro…
Piero Viti
Guitart, Italia
Prograrnma senza alibi, esecuzioni degne dell'importanza dei pezzi. Cioè programma che prende di petto alcune delle più belle e famose pagine della storia della musica (non necessariamente solo per chitarra; vedi la violinistica Sonata bachiana), quasi tutte di carattere brillante, e ne propone un'interpretazione spregiudicatamente estroversa e avvincente. L'intento è di mostrare le possibilità "orchestrali" dello strumento ed esibire le qualità del solista.
E Pegoraro replica con una serie di letture di notevole smalto, sia dal punto di vista tecnico — e di difficoltà il programma ne risparmia poche — sia da quello timbrico. La sicurezza con cui affronta i toni espressivi e gli stili diversi, si concretizza in esecuzioni sempre affermative e persuasive, poco manierate, anzi sostenute da una disinvoltura strumentale invidiabile. La presa di suono molto presente e naturale, ancorché scaltramente enfatizzata nelle escursioni dinamiche e negli effetti, perfeziona il valore del disco.
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Angelo Foletto
Suonare, Aprile 2001
Da Luys de Narvaez a Frank Martin; imbracciata la sua chitarra - una Matthias Dammann del 1996, ci informa il colophon di copertina - Paolo Pegoraro fende in poco più di un'ora gli ultimi cinquecento anni di storia della musica occidentale. Recital così eclettici, concepiti per tracciare una sorta di ritratto sonoro dell'interprete, finiscono inevitabilmente - e forse volutamente - con il porre le capacità dell'esecutore in primo piano rispetto alle ragioni della musica. Attraverso questa antologia Pegoraro si descrive come un musicista con i piedi ben piantati nel ventunesimo secolo ma capace di proiettare nel passato sguardi acuti e curiosi, corroborati da una tecnica solida, da un timbro carico di sfumature e da un tocco limpido e duttile che solo in corrispondenza di alcuni passaggi veloci denuncia una sensibile presenza dell'unghia nell'attacco alla corda.
Sul piano stilistico, i brani di composizione più recente appaiono maggiormente centrati, ma anche il Bach che Pegoraro ci presenta in una visione sostanzialmente tradizionale, è fortunatamente privo delle enfasi e dei languori di cui solitamente lo infarciscono le esecuzioni ispirate all'eredità interpretativa tardoromantica. Anzi proprio la Fuga della Sonata bachiana ci regala uno dei momenti più riusciti dell'intera registrazione quando, alla battuta 57 (3.04, traccia n. 12), il tema affidato al basso emerge dall'accordo precedente come un sospiro che prende forza man mano che le voci superiori fanno il loro ingresso. Un artista da seguire. Commento tecnico: Strumento posto in posizione abbastanza ravvicinata e riprodotto con una presa sonora che privilegia i toni acuti.
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Giovanni Cappiello
CD Classics, Giugno 2001
Paolo Pegoraro ist eine der Entdeckung auf dem Gitarrenmarkt, die man immer seltener zu machen das Gluck hat. Der junge Musiker (*1968) spielt da, weitgehend von deutschen Fans unentdeckt, und auch er ist, wie sein Landsmann Anieno Desiderio, ein Ausnahmegitarrist ... aber auf seine Art.
Paolo spielt ein unspektakulares Programm.
Valses Poeticos von Grandos, die Sonate G-Moll BWV 1001 von Bach, die Fantaisie Hongroise, Martin (4 Stucke) und schliesslich den Cancion del Emperador von Narvaez. Nichts aufregendes, nicht aussergewohnliches.
Doch! Paolo Pegoraro spielt einem die Alten Favoriten vor, die man immer wieder horen durfte, und an denen man sich schliesslich auch selbst einmal versucht hat, und man horcht auf. Paolo spielt die Tone, egal in welchem Tempo, wie aulgereihte Perlen, prazise nebeneinander und, jetzt kommt das Besondere, er hat Perlen in anen Grossen und Farbschattierungen, die er so hintereinander reiht, dass sie ein geschlossenes und harmonisches „Bild“ ergeben, man erlaube mir diese - zugegeben - platten Allegorien.
Aber Pegoraro setzt seine musikalischen Vorstellungen um. Er betont und dampft da, wo die Phrase es verlangt und nicht da, wo eine technische Unzulanglichkeit ihm eine Betonung oder einen Dampfer diktiert. Das ist aussergewohnlih inder Gitarrenszene.
Und mehr noch! Zwischen Luis de Narvaez und Barrios, Mertz und Frank Martin liegen musikalische Welten, die fur Paolo nicht trennen. Ich finde Julia Florida wie den Candon del Emperador, und zwischen diesen Stucken liegen knapp vierhundert Jahre.
Paolo Pegoraro war, ich kann es nur noch einmal schreiben, fur mich die Entdeckung des letzten Jahres.
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Paolo Pegoraro é una scoperta sul mercato chitarristico, una scoperta che sempre piú raramente si ha la fortuna di fare negli ultimi tempi. Il giovane musicista (*1968) fa la sua carriera, ancora poco conosciuto tra i Fans tedeschi, e anche lui, come il suo connazionale Aniello Desiderio, é un chitarrista di eccezione, alla sua maniera peró.
Paolo suona un programma in sé non spettacolare (seguono i brani registrati). Niente di eccitante o straordinario, penserete. E invece sí! Paolo Pegoraro suona questi evergreen, che abbiamo sentito, e forse provato di suonare, mille volte, e noi ascoltiamo con grande attenzione. Paolo suona le note, uguale in quale tempo, come una serie di perle, precise una dopo l’altra e, ora viene la cosa straordinaria, ha perle di tutte le grandezze e di tutte le gradazioni di colori, che lui mette insieme in una maniera tale da produrre un effetto di grande compattezza e armonia. Paolo segue le sue idee musicali senza compromessi: accentua e fa svanire la frase lá dove è necessario per ragioni di logica musicale e non a causa di problemi tecnici. Questa è una cosa straordinaria nel mondo chitarristico. E ancora di piú: tra de Narvaez e Barrios, Mertz e Martin ci sono mondi musicali di differenza, che per Paolo non sono una ragione di rottura delle sue idee musicali. Paolo Pegoraro è, posso soltanto ripeterlo ancora una volta, la scoperta dell’anno.
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Peter Päffgen
Gitarre und Laute n° 26
Solo, nel senso di un solista a uno strumento musicale che con le sue sei corde da sempre distribuisce emozioni ad un pubblico che è cresciuto negli ultimi decenni non soltanto numericamente, ma anche nelle esigenze d'interpretazioni sempre più raffinate. E la registrazione di Paolo Pegoraro va proprio in questa direzione grazie ad una scelta di programma di grande godibilità ma anche assai complessa dal punto di vista della tecnica occorrente. E infatti il programma scelto è molto variegato, con pezzi piuttosto brevi, se si eccettua la bella "Fantasia ungherese op. 65 n. 1" di Johann Kaspar Mertz, ma certo non per questo meno complessi. A questo proposito alludiamo principalmente alla sola composizione veramente novecentesca (di Mangoré parleremo poi) presente in questo disco, e cioè la serie dei "Quattro pezzi brevi" di Frank Martin. La scelta è di notevole importanza perché questo compositore è assai temuto per la complessità estrema della sua scrittura musicale, e qui Paolo Pegoraro offre un ottimo esempio di accurata interpretazione, di queste vere e proprie splendide "miniature", fra le quali segnaliamo senza dubbio "Air" e "Comme une gigue".
Interessante anche l'inserimento di due brani di Augustin Barrios Mangoré, l'"indio" vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento: la mediazione fra la cultura latino-americana e lo stile polifonico è qui presentato con particolare trasporto dal chitarrista di Bassano del Grappa, ad esempio nella cullante "barcarola Julia Florida". Non poteva certo mancare, in questo panorama, anche un'ampia serie di brani che si rifanno alla cultura chitarristica più conosciuta dal vasto pubblico ed ecco che appunto il disco si apre con la bella serie dei dieci "Valses poeticos"nei quali l'eleganza del discorso si sposa molto bene con il fascino intenso della chitarra che prende a volte strade inconsuete come quella dell'"Allegro humoristico" che caratterizza con gaiezza il quinto brano della serie. Il repertorio antico è rappresentato in questa interessante incisione da una composizione bachiana, la "Sonata n. 1 in sol minore BWV 1001", dalla nota Siciliana e dall'ancor più nota Fuga nella quale Paolo Pegoraro rende sempre in modo molto chiaro il complesso gioco polifonico delle voci.
Luigi Fertonani
Bresciaoggi, 18 giugno 2001
…Ganz anders Paolo Pegoraro. Der 33-jährige Italiener bietet einen hörenswerten Querschnitt durch das gängige Repertoire der Klassischen Gitarre. Angefangen von einer feinsinnigen (selbst erstellten) Fassung der Valses Poeticos von Granados über die adaptierte Sonata in g-moll BWV 1001 von J. S. Bach bis hin zu den poetischen Quatre Pièces Breves von Frank Martin zeigt Pegoraro spannende Facetten seiner Spielkunst und seines Instruments.
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DZ
Crescendo, Oktober/November 2001
Con questo CD intitolato Solo, Paolo Pegoraro presenta un seguito di pagine che attraversano la letteratura chitarristica dalle sue origini fino alla seconda metà del XX secolo. Un tipico programma di concerto, quindi, che permette di mettere in mostra tutte le abilità di cui un virtuoso deve saper disporre, quali l'eleganza del fraseggio, la bellezza del suono, la tecnica e la capacità di saper interpretare autori lontani nel tempo. Non è un CD a carattere monografico, questo, come tanti che oggi affollano il mercato discografico, spesso proponendo prodotti di alto livello ma molte volte musica di non eccelsa qualità, che viene giustificata solo all'insegna dell'"opera omnia". La scelta di Pegoraro parte, invece, da premesse opposte: vuole, innanzitutto, proporre pagine interessanti, nella maggior parte dei casi anche molto note. In secondo luogo vuole mettere in mostra la sua arte interpretativa, qui messa a dura prova in un seguito di opere non facili, sotto tutti i punti di vista.
I brani. Il recital parte dai Valses poeticos di Enrique Granados, compositore e pianista spagnolo. Rivisti e trascritti dallo stesso Pegoraro, in un'operazione che ha avuto il plauso di David Russel, i Valses in questa nuova versione acquistano un'ulteriore gamma di sfumature e di colori che ne impreziosiscono la struttura miniaturistica. Con la Sonata n. 1 in sol minore per violino solo BWV 1001, di Johann Sebastian Bach, entriamo invece a contatto con uno dei capolavori della letteratura musicale del XVIII secolo. Segue la Fantaisie Hongroise op. 65 n. 1, dell'ungherese Johann Kaspar Mertz, una pagina particolarmente amata dai chitarristi e che ha conosciuto un'enorme fortuna in sede esecutiva. Del compositore paraguaiano Augustine Barrios Mangorè, Pegoraro esegue due significativi brani la Barcarola "Julia Florida" e il Vals op. 8 n. 4. All'interno del CD i Quatre Pieces Breves di Frank Martin costituiscono il momento cronologicamente e stilisticamente più avanzato. Il recital di Paolo Pegoraro si conclude con un ritorno alle origini, con la Cancion del Emperador, del cinquecentesco compositore spagnolo Luys De Narvaez.
Roberto Calabretto
Eventi, Maggio 2001
